Mulini, risorgive e fontanili

MOLINO PIETRASANTA (CARPENZAGO)

MOLINO PIETRASANTA (Carpenzago)

Questo molino era detto anche “Molinetto dei Frati” perché nel ‘400 era una dipendenza del Monastero di Casterno, sottoposto però anche al controllo dei feudatari della zona, la famiglia Pietrasanta, di cui porta ancora oggi il nome.

Sulla facciata rimangono le tracce di un bellissimo affresco datato 1404 raffigurante la Madonna con il Bambino e San Sebastiano. Oggi ne rimane solo una traccia perché l’originale dell’affresco è conservato nella chiesa di Carpenzago.

Il molino era dotato di due ruote, visibili ancora oggi, e di due macine in granito francese e bergamasco; la loro altezza era regolata dal volantino che aveva la funzione di variare la finezza del macinato.

Da un contratto di affitto del 1582 sappiamo che in quel periodo il molino era dotato di due mole, una per il frumento e l’altra per la mistura (segale e miglio) e c’era la possibilità di collocarne una terza.

Le ruote venivano alimentate dall’acqua del fontanile il quale è ancora in buono stato, nasce da diverse risorgive sotto il livello dell’acqua che sgorgano e alimentano la roggia, il fondo è sabbioso e ciottoloso e l’acqua corrente.

Attualmente il molino è di proprietà della famiglia Bianchi, non viene più utilizzato ma è ancora funzionante.

MOLINO SANTA MARTA (Casterno)

Posto all’inizio della strada che porta al fiume Ticino, questo molino deve il suo nome alla cappelletta che vi sorge accanto. Proprio lì vicino nasce la roggia Monegatta, di cui si possono vedere le due teste del fontanile, il fondo della roggia è sabbioso e ciottoloso e l’acqua corrente. Da lì la roggia prosegue verso il Ticino, passando per il molino ed un tempo azionandolo.

La più antica menzione del molino Santa Marta risale al 1542 e si tratta di un suo affitto, altri contratti poi vennero stipulati nei decenni successivi.

Fino a pochi anni fa era caduto completamente in disuso ed era stato trasformato in cascina, essendo inoltre stata tolta la ruota originaria.

Oggi la struttura è un rinomato agriturismo, la sua particolarità è che la ruota è eccezionalmente racchiusa in un locale, si conservano anche una macina in pietra e alcuni ingranaggi in legno, mentre altri strumenti sono andati persi. Dato che gli uomini erano sempre occupati nei campi, spesso erano le donne a macinare e al Santa Marta nell’800 si macinava solo granoturco.

MOLINO SANTA MARTA
MOLINO MARCHESONIA

MOLINO MARCHESONIA (Casterno)

Secondo alcune fonti il molino esisteva già nel Trecento, per via di alcuni affreschi risalenti a quell’epoca, che tuttavia ora sono andati persi; secondo altre fonti invece è presente almeno dal 1607. Si hanno infatti notizie certe che in quel periodo l’intero complesso apparteneva a Giovanni Antonio Marchesoni, da cui prende il nome.

Nell’800 il molino lavorava già a pieno ritmo ed era uno dei principali della zona.

Alimentato dalla Roggia Remarcia è chiamato anche “molino della forza” perché verso la fine del XIX secolo il proprietario vi progettò un sistema per generare energia elettrica, sfruttando l’energia idraulica prodotta dalla ruota del molino.

E’ l’unico molino della zona a non aver avuto nel corso dei secoli modifiche strutturali di una certa rilevanza. Tutto il complesso è stato restaurato recentemente, compresa la vecchia ruota.

MOLINO ALBANI (Casterno)

Situato nella parte est della vallata se ne hanno notizie certe dal 1489, in quanto è citato in un atto pubblico tra i beni della famiglia Casati e compare di nuovo nel 1827 con il nome di “Molino Casati”. La famiglia Casati era presente a Robecco già dal ‘300 e aveva proprietà sia qui in vallata che in paese, come villa Gromo di Ternengo, residenza nobiliare vicina al Naviglio Grande.

Il Molino è posto lungo il corso della Roggia Vergo, uno dei fontanili che attraversano la zona.

Le mura perimetrali pare siano antecedenti a tutto il restante complesso. L’aspetto attuale del complesso è stato dato nell’Ottocento, per opera della famiglia Albani, la quale intervenne per proteggere la ruota esterna con la realizzazione di una tettoia con tegole.

MOLINO ALBANI
TRE FONTANETRE FONTANE

TRE FONTANE (Casterno)

Il fontanile detto “Tre fontane” ha origine all’altezza del bosco di Sant’Ambrogio, a metà strada tra Casterno e Carpenzago, e termina dopo alcune decine di metri in canali irrigui.

Sono ben visibili nell’acqua gli occhi sorgivi, detti anche polle, racchiusi e protetti dai tubi in cemento.

Nella valle del Ticino, lungo la zona di passaggio dall’alta pianura, detta pianura asciutta, alla bassa pianura, detta pianura irrigua, c’è una zona ci circa 7, 8 km tra Magenta ed Abbiategrasso, in cui le acque della falda freatica, per effetto del rigurgito provocato dalla diminuzione di porosità del suolo formato da un terreno più argilloso, si innalzano e raggiungono spontaneamente il piano di campagna, costituendo una serie di sorgenti che prendono il nome di fontanili.

Il fontanile è composto dalla testa e dall’asta. La testa è un cavo di forma generalmente un po’ tondeggiante, sul fondo del quale sgorgano gli occhi sorgivi racchiusi solitamente da tubi in cemento. Dalla testa del fontanile nasce un canale che prende il nome di asta. L’acqua dei fontanili, avendo all’origine 9 – 12 gradi, e viaggiando per mesi sotto terra, in inverno non arriva a gelare, anche scorrendo in veli sottili come nelle marcite.  Risorgive e fontanili sono la caratteristica principale della nostra campagna, indispensabili per il lavoro agricolo,  fonte di cibo per i tanti animali della zona e luogo di sosta per gli uccelli migratori, che trovano un ambiente non troppo rigido durante i periodi più freddi.