
Cenni storici
Il toponimo Robecco sembra derivare da una parola celtica “rebeck” che significa fortilizio contrapposto. Infatti il castello di Robecco era un fortilizio di difesa, contrapposto al Castrum Externum (Casterno, oggi frazione di Robecco), che era un luogo fortificato che dominava la valle del Ticino. Dopo l’Unità d’Italia si aggiunse al nome di Robecco la parola Naviglio.
Il primo insediamento nel territorio di Robecco Sul Naviglio è in realtà proprio la località di Casterno, sorta come accampamento romano. E’ posta infatti nella valle del Ticino, in una posizione militarmente strategica, in quanto domina dall’alto il fiume.
Robecco, invece, ha origini più tarde, legate all’edificazione del Naviglio Grande, che fu costruito per volere del Comune di Milano dopo la vittoria su Federico Barbarossa nella battaglia di Legnano nel 1176.
Grazie al Naviglio, che offre facilità e sicurezza di collegamento rispetto alle vie terrestri, Robecco diventa luogo privilegiato di soggiorno per nobili famiglie milanesi, che qui possedevano poderi e ville e di conseguenza portano sviluppo a tutto il borgo.
Durante il periodo visconteo (1287-1447) le famiglie più importanti nel territorio intorno a Robecco sono state i Casati, che godevano di privilegi tributari, i Pietrasanta, investiti inizialmente del titolo di feudatari e, successivamente, i Barzi che rimangono feudatari per lungo tempo.
Con l’avvento degli Sforza a Milano (1450-1535) anche a Robecco le opere idrauliche vengono potenziate e l’agricoltura migliora di conseguenza, nascono le prime coltivazioni di riso, vengono potenziate le “marcite”, tipiche di questa zona. Contemporaneamente sui canali più grossi nascono i mulini e filande.
Nel Sedicesimo secolo si assiste, nell’area milanese e non solo, al fenomeno della “corsa alla terra”: le più abbienti famiglie milanesi si interessano alle proprietà latifondiarie come principale investimento. A Robecco quindi i nobili locali vengono affiancati da nobili e borghesi abbienti della città, che sembrano integrarsi perfettamente nella vita di campagna e che edificano maestose ville sulle sponde del Naviglio.
Sempre nel ‘500, In un’epoca in cui Milano è dominata dagli spagnoli che poco si interessano alle vicende locali, la figura del Cardinale Carlo Borromeo è di grande conforto per le realtà rurali come questa. Il Santo infatti, non solo si interessa alla riparazione delle chiesette locali e alla cura delle anime, ma a lui si rivolge il parroco per la risoluzione delle frequenti controversie locali.
Nel 1796 le truppe napoleoniche pongono fine all’occupazione austriaca nel Ducato di Milano, elargendo grandi promesse di libertà. A Robecco le famiglie che prima erano feudatarie si trovano ora ad occupare le più alte cariche pubbliche della Municipalità.
Almeno fino alla prima metà del XX secolo, l’economia robecchese è quasi esclusivamente agricola, le poche attività artigiane e commerciali del paese sono quelle fondamentali per la comunità, oppure legate al lavoro nei campi.
Nel corso della battaglia di Magenta a Carpenzago il 5 giugno 1859, con Magenta già conquistata, avviene un combattimento tra le truppe francesi e quelle austriache.
Durante le guerre di indipendenza Robecco, come tutto il magentino, è terreno di aspri combattimenti, che lasciano la zona in condizioni davvero terribili. Inoltre si è diffusa l’importazione di cereali da oltreoceano, con il conseguente abbassamento dei prezzi. Questo porta molti uomini ad emigrare in cerca di una vita migliore.
Lo scontento tra i contadini cresce sempre di più, e nuove idee si affacciano all’orizzonte politico. Nel maggio 1889 Robecco è teatro di una rivolta contadina che porta, qualche anno dopo, a siglare nuovi accordi tra contadini e proprietari terrieri.
Nel ‘900, gli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale, sono in tutta l’Italia piuttosto turbolenti ma alla fine della Grande Guerra molti di quelli che avevano incitato allo scontro devono ravvedersi: l’unica conseguenza per il nostro Paese sembra essere stato il massacro di tanti giovani. Solo a Robecco e frazioni i morti nel conflitto sono un centinaio. Nella piazza del paese e lungo il viale del cimitero sono stati piantati tanti alberi quanti sono stati i nostri caduti, monumento vivente in onore del loro sacrificio
Nemmeno il secondo conflitto mondiale risparmia Robecco, che vede nella notte tra i 20 e il 21 luglio 1944 le ore più tormentate. I nostri concittadini, infatti, devono subire una rappresaglia tedesca a causa dell’uccisione di un loro soldato da parte di un partigiano robecchese: vengono uccisi 5 innocenti sotto gli occhi di tutti e deportati 58 uomini. Di queste persone, nove non sono mai tornate dai campi di prigionia nazisti.