Chiese, oratori e antichi monasteri

CHIESA PARROCCHIALE SAN GIOVANNI BATTISTA

CHIESA PARROCCHIALE SAN GIOVANNI BATTISTA

La chiesa Parrocchiale, dedicata a San Giovanni Battista, venne edificata dalla seconda metà del XVIII secolo e terminata attorno al 1790. Sostituì la precedente chiesa, di cui sopravvivono i resti all’interno del cortile denominato “gèsa vègia”, realizzata nella seconda metà del Quattrocento lungo la strada per Casterno.

L’attuale edificio, costruito su disegno dell’architetto milanese Francesco Bernardino Ferrari, rimase incompleto sino alla fine del XIX secolo, quando venne completata la facciata e allungata la navata, trasformando la pianta da croce greca a croce latina. Il 24 agosto 1902 venne consacrata dall’Arcivescovo di Milano Cardinale Andrea Carlo Ferrari.

La facciata, che domina la piazza XXI luglio, si articola su due ordini sovrapposti. Lo schema è interamente giocato sulla simmetria degli otto pilastri, che creano tre fasce verticali e sulla simmetria tra frontone, finestra e timpano. La fascia centrale si prolunga verso l’alto e culmina con un frontone semicircolare in cui viene inserita la nicchia per la statua del patrono.

Dietro appare il campanile, realizzato nel 1877, con 8 campane.

All’interno, volgendo lo sguardo verso l’alto, sulla volta del presbiterio, si vedono due angeli in volo che sostengono un crocifisso ligneo, opera di Andrea Appiani.

All’altare laterale destro abbiamo la più antica e pregiata opera oggi conservata nella chiesa: il grande e drammatico Crocifisso. Questo “miracoloso Crocifisso” si trovava a Milano presso la Chiesa della Scala, lo si esponeva durante le pubbliche calamità e si portava per tali occasioni in processione.

L’altare laterale sinistro è sormontato dalla statua in legno policromo della Madonna del Rosario con il Bambino in braccio e corona d’argento sul capo.

CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE AL LAZZARETTO

La chiesa di Santa Maria delle Grazie al Lazzaretto, detta anche Santa Maria della Rosa, si trova adiacente al camposanto cittadino, fuori dagli antichi confini dell’abitato. Essa venne probabilmente eretta dopo la peste del 1630.

Nel 1792, quando venne soppresso l’oratorio di Santa Maria delle Grazie presso il ponte sul Naviglio, l’altare e il dipinto in esso contenuti, vennero trasportati e collocati nella Chiesetta del Lazzaretto che da allora venne dedicata a Santa Maria delle Grazie. L’affresco raffigura la Beata Vergine con in mano una rosa e in braccio il Bambino Gesù, ai lati i Santi Carlo Borromeo e Francesco d’Assisi.

La chiesetta è sempre stata considerata il santuario della Madonna delle Grazie della comunità di Robecco, alla quale si ricorreva per ogni necessità: durante i conflitti mondiali per implorare la pace, nei momenti di pericolo e durante le epidemie. Al lazzaretto si svolgevano anche le processioni penitenziali per implorare il dono della pioggia nei periodi di siccità.

CHIESA SANTA MARIA DELLE GRAZIE AL LAZZARETTO
CHIESA SANT ANDREA

CHIESA SANT’ANDREA APOSTOLO (Casterno)

Tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento si hanno già le prime notizie della Chiesa di Sant’Andrea a Casterno, ma è probabile che essa avesse un’origine più antica, forse longobarda. Si trattava però di una cappella di fondazione privata dipendente dalla Pieve di Corbetta.

Il villaggio di origine romana di Casterno, dotato di castello in epoca medievale, grazie alla particolare posizione sul territorio e alla relazione con gli insediamenti umani limitrofi finì per prevalere sugli altri borghi rurali minori più vicini. Di conseguenza pian piano anche la sua Chiesa, dedicata a Sant’Andrea Apostolo, acquisì autonomia rispetto alla Pieve, fino a diventare Parrocchia probabilmente nel XIV secolo, riservando al capopieve alcune inderogabili prerogative come il battesimo.

L’attuale struttura della chiesa risale al XVII secolo, ma della struttura seicentesca si conservano solo alcune parti, in quanto la chiesa venne nuovamente ristrutturata nel 1922.

L’edificio è a tre navate con presbiterio, abside e altari laterali. I muri perimetrali e i pilastri centrali sono in muratura e le strutture orizzontali, risalenti circa agli anni trenta del secolo scorso, sono in calcestruzzo armato, la copertura è a capanna con struttura in legno. Originale e caratteristico è il campanile con tetto “a cipolla”.

Su una parete all’interno della chiesa è conservato un affresco quattrocentesco rappresentante la Madonna in adorazione del Bambino fra i santi Ambrogio e Simeone. Il dipinto risale alla seconda metà del XV secolo e spetta a un anonimo artista ancora dipendente dai tardi modi degli Zavattari che dipinsero nel 1475 la Madonna dei miracoli nel vicino Santuario di Corbetta.

CHIESA DI SAN BERNARDO (Cascinazza)

La presenza di un oratorio dedicato a San Bernardo a Cascinazza viene segnalata per la prima volta in una relazione del 1567 relativa ad una visita pastorale.

Nel 1605 il Cardinale Federico Borromeo autorizzò la sua ricostruzione che venne però terminata solo a metà ‘600.

Nel 1724 poi, l’abate Gianbattista Cesati pagò il restauro dell’immagine, assai venerata, della Vergine in trono con Bambino, attorniata dai Santi Paolo e Bernardo, opera del XV secolo.

La struttura, a parte alcune varianti strutturali modificate nel Settecento, è rimasta da allora pressoché immutata dal progetto originale: con una facciata semplice, mossa da lesene e quadrature, in cui si alternano, in un gioco di luci ed ombre, il bianco dell’intonaco ed il colore rosso scuro dei mattoni a vista, che compongono anche il piccolo campanile con una sola campana.

Questa chiesa rurale è dedicata a San Bernardo che è il protettore degli agricoltori, perché fu il protagonista del rinnovamento monastico del XII sec., che dette nuovo impulso e rinnovamento all’agricoltura.

San Bernardo ebbe l’incarico di dare vita a nuovi Monasteri Cistercensi e uno dei compiti principali dei monaci di questi monasteri, messo in atto in maniera esemplare nel nostro territorio, fu la bonifica dei terreni, introducendo nuovi sistemi di coltivazioni.

I monaci svilupparono la pratica di coltivazione a marcite, grazie alla presenza di risorgive, con le quali sono stati realizzati i fontanili per garantire un’abbondante apporto d’acqua a temperatura costante sui campi. Essi si occuparono di dissodare e coltivare la terra nel rispetto più assoluto del territorio, incrementando notevolmente l’attività agricola della zona.

CHIESA SAN BERNARDO
CHIESA DELLA MADOINNA DEL CARMINE

CHIESA DELLA MADONNA DEL CARMINE (Casterno)

Nell’XI secolo i monaci Benedettini fondarono nella zona, oltre al Monastero, anche la Chiesa di San Martino di cui però oggi non rimane alcuna traccia. Secondo una tradizione orale quest’ultima sorgeva dove oggi si trova la Chiesa della Madonna del Carmine detta “Gèsa dal Boia”, cioè Chiesa del diavolo, perché contiene una statua settecentesca di San Bernardo da Chiaravalle a guardia di un diavoletto legato alla catena, a rappresentare la lotta del Santo contro l’eresia.

La costruzione di questo Oratorio, che vediamo ancora oggi, risale al 1880 e venne edificato su un terreno donato dal Duca Serradifalco Domenico Lo Faso Principe di Pietrasanta.

Il culto della Madonna del Carmine era molto radicato a Casterno, in particolare ne erano molto devoti i frati Carmelitani Scalzi di Mantova che nel 1640 subentrarono nella gestione del Monastero di Santa Maria delle Grazie ai monaci di Sant’Ambrogio ad Nemus. L’altare e l’effigie della Beata Vergine del Carmine infatti provengono dall’antico e vicino Monastero.

Legata alla Madonna del Carmine venne istituita una confraternita con lo scopo di divulgarne il culto ed organizzarne la festa il 16 luglio.

L’Oratorio ha un’unica navata, con due nicchie laterali: a sinistra si trova la statua di San Pancrazio e a destra la statua di San Bernardo a cui si è già accennato.

MONASTERO DEL CONVENTO DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE (Casterno)

Nel XI secolo i Monaci Benedettini  di Sant’Ambrogio ad Nemus di Milano acquistarono qui dei terreni sui quali successivamente sorse un Monastero dedicato alla Madonna. Sul territorio però, già a partire dal Duecento, era presente la famiglia Pietrasanta, feudatari di Casterno e Robecco, che si riservarono la scelta del priore, approfittando del fatto che tra i fondatori dello stesso ordine vi era Antonio Pietrasanta, un loro antenato, e che il Priore Generale dell’Ordine fosse all’epoca Padre Lodovico Pietrasanta, sempre imparentato coi nobili locali.

Il Monastero di Casterno rimase ai religiosi di Sant’Ambrogio ad Nemus fino al 1644, quando l’ordine venne soppresso: fino ad allora i monaci furono 5 o 6, guidati per lo più da un Pietrasanta, come si era convenuto alla fine del Quattrocento.

Nel 1647 la gestione della Chiesa e del Monastero passò ai Carmelitani della Congregazione di Mantova che riedificarono il tempio, ancora oggi visibile. A loro rimase fino al 1780, quando l’Ordine Religioso venne soppresso ad opera dell’Imperatore Austriaco Giuseppe II e gli edifici divennero proprietà di famiglie contadine del luogo.

Oggi è ancora visibile il portale d’ingresso in via Monastero e, all’interno della proprietà, la vecchia chiesa seicentesca utilizzata come rimessa agricola, di cui rimane ben evidente la struttura con la facciata che domina dall’alto la vallata del Ticino.

MONASTERO SANTA MARIA
RESTI MONASTERO SANTA MARIA

RESTI MONASTERO SANTA MARIA (Carpenzago)

La Chiesa di Santa Maria di Carpenzago è tra le più antiche del territorio comunale: nell’XI secolo infatti venne fondato il priorato di Carpenzago dai Canonici Regolari di Santa Croce. Alla fine del secolo precedente, a Mortara, presso la chiesa di Santa Croce, era stata fondata una comunità religiosa che aveva preso il nome di Canonici Regolari Mortariensi, che seguivano la regola di Sant’Agostino, e probabilmente la Canonica di Carpenzago dipendeva da loro.

I Canonici di Carpenzago conducevano una vita comune regolata da rigide norme che escludeva la proprietà personale, si dedicavano all’agricoltura, alla cura delle anime e all’assistenza dei pellegrini.

Non si conosce l’epoca del declino del Priorato di Carpenzago e neppure le cause, ma è certo che la canonica non esistesse più già nella seconda metà del Quattrocento, quando la chiesa di Santa Maria è officiata da un cappellano eletto dai nobili Pietrasanta.

Dell’edificio rimangono solo piccole parti della muratura medievale, oggi muro portante di abitazione.

Una leggenda popolare vuole che queste parti di muratura appartengano alla “Torre del Bayardo” in ricordo della battaglia detta dell'”incamiciata”.

Il 27 gennaio 1524 infatti, questo territorio fu teatro di uno degli scontri durante le guerre fra l’Imperatore Carlo V d’Asburgo e Francesco I, Re di Francia. Qui si consumò la battaglia tra Spagnoli e Francesi, nota come “incamiciata” perché gli Spagnoli, approfittando del forte nevischio, per confondersi e prendere il nemico di sorpresa, si vestirono con delle camicie bianche sopra le corazze per non essere visti tra la neve.

Si racconta che Pierre Terrail, Signore di Bayard, il cavaliere “senza macchia e senza paura”,  venne ferito durante lo scontro proprio qui a Carpenzago, nei pressi di un muraglione di contrafforte, resti dell’antico Priorato.

Sanguinante, mise insieme uno sparuto numero di cavalieri e riuscì a fuggire, morì tre giorni dopo, durante un altro scontro, a Romagnano Sesia.

ORATORIO DI SAN MAJOLO

L’oratorio dedicato a San Majolo, abate di Cluny, é risalente ai primi del Settecento. Ubicato sul lato meridionale di piazza XXI luglio, sembra quasi inglobato nel tessuto edilizio delle case confinanti. Costruito nel sec. XVIII, al suo interno si trova una pala d’altare rappresentante S. Majolo del pittore Domenico Biraghi e collocata l’11 maggio 1858, giorno della Festa del Santo, in sostituzione di una precedente rovinata.

Nel Settecento la campana dell’oratorio di San Majolo suonava per richiamare a riunione i capi famiglia per discutere dei problemi della comunità e per eleggere il sindaco e il parroco. Al Santo era particolarmente devota la comunità di Robecco, a lui si affidava anche per ottenere benedizioni celesti sui frutti della campagna, e per tener lontani i flagelli della grandine.

Nel 1936 l’Oratorio venne dedicato ai caduti della Grande Guerra e successivamente a quelli della II Guerra Mondiale. Sopra il portale d’accesso venne aggiunta un’iscrizione con la dedica, mentre davanti al portichetto antistante furono collocati due grandi involucri di bombe posti su basamenti in pietra.

ORATORIO DI SAN MAJOLO
ORATORIO BEATA VERGINE DI LORETO

ORATORIO BEATA VERGINE DI LORETO (cimitero di Casterno)

Nel 1773 per volontà del sacerdote Don Antonio Rovelasca venne costruito questo oratorio per accogliere le spoglie mortali dei sacerdoti della comunità di Casterno. A partire dagli anni’30, la chiesetta venne destinata a sacrario dei caduti della Prima Guerra Mondiale e successivamente vennero qui deposte le lapidi con incisi i nomi anche dei caduti e dispersi della Seconda Guerra Mondiale.

All’interno del sacrario, nella nicchia sopra l’altare è posizionata una statua della Beata Vergine di Loreto. La statua in legno scuro, dalle fattezze piuttosto grossolane, risale al XVI secolo.

Inoltre si può notare che su ognuna delle pareti laterali sono presenti dei dipinti realizzati su latta (una deposizione nel sepolcro e l’incoronazione di spine). Questo sacrario, chiuso al pubblico per più di vent’anni a causa della sua inagibilità, è stato restaurato e riaperto nel 2013 a cura dell’Amministrazione Comunale recuperando così il sacrario e le decorazioni presenti al suo interno.